Della vergogna infinita che i luridi pezzenti che ci governano dovrebbero provare ogni giorno non si dice mai abbastanza.
Non è offesa buttata lì, così per fare.
Vien proprio dal cuore. E penso che se fosse necessario la ripeterei tranquillamente anche in tribunale. Motivandola in mille maniere e peraltro puntalmente.
Per esempio. La vicenda italia.it - 45 milioni di fottutissimi e sudatissimi euro buttati nel cesso -; il sito, lo saprete tutti, è stato presentato al BIT.
Il sito in questione è semplicemente osceno e persino fuorilegge (la legge Stanca parla piuttosto chiaro). Prendiamo alcuni banali tecnicismi. Il sito in questione valida html 4.01; è fatto con tabelle, e non rispetta l’utilizzo semantico dei tag.
Non c’è alcuna attenzione all’accessibilità - se non per una paginetta confusa e ridicola. E’ costruito su due piattaforme diverse - una parte gira su WSP (web sphere portal, una porcheria, fatemi un esempio di portale correttamente funzionante con quella tecnologia) e una parte su sistema proprietario Tiscover (decisamente più veloce).
Flash ogni dove che neanche nel 2000, contenuti approssimativi e persino errati (province al posto sbagliato, gradara che finisce in romagna etc).
Poi il simpatico logo. costato tra gli 80.000 e i 100.000 euro. Scandaloso, e se ne è persino accorta l’aiap. Figuriamoci.
In Italia non solo spendiamo soldi come se fossero brustolini, una volta spesi ci ritroviamo sempre con in mano un pugno di mosche.
Bisognerebbe, anzi, bisogna scendere in piazza, denunciare, fare in modo che chi deve pagare paghi.
Sono veramente stufo.
1 portale. 45 milioni di euro per la realizzazione. 21 milioni in 12 mesi per il data entry e altri ammenicoli da parte delle regioni
Lancio previsto, in già enorme ritardo: 31 marzo 2006.
Ad oggi, 18 gennaio 2007, l’unica pagina di italia.it, il portalone dello scandalo, recita ancora un mesto “coming soon”.
Son cose che fanno incazzare. Non poco, soprattutto chi lavora nell’ “information technology” più o meno seriamente da anni.
Voglio dire: già 45 milioni di euro sono di per se una cifra assolutamente spropositata, fuori non solo dal mercato, ma anche da ogni possibile concezione.
Cercando in rete, oltre ad un vecchio articolo di PI http://punto-informatico.it/p.aspx?i=58445 ci si imbatte nel sito di Sviluppo Italia che è:
Innovazione Italia S.p.A. è la società strumentale costituita grazie ad una partnership tra Sviluppo Italia e il Dipartimento per l’Innovazione e le Tecnologie, per dare attuazione ai programmi del Governo relativi allo sviluppo della Società dell’Informazione e al piano di e-government.
Innovazione Italia realizza alcuni dei progetti definiti dal:
* Comitato dei Ministri per la Società dell’Informazione;
* piano di e-government;
* CIPE, in materia di Società dell’Informazione e Banda Larga, anche con l’obiettivo di superare il digital divide nelle aree sottoutilizzate.Il capitale sociale della società, di cui Sviluppo Italia S.p.A. detiene l’80%, è di 1.000.000,00 euro.
Presidente della società è Andrea Mancinelli.
Amministratore Delegato e Direttore Generale è l’ing. Roberto Falavolti.
Pomposo, no? spulciando qua e la nel loro sito si trovano i bandi di concorso per l’assegnazione dello sviluppo di una piattaforma ICT per il portale italia.it.
La gara in questione, da quel che si può desumere da questo documento è stata vinta da una cordata fra IBM S.p.a. e I.T.S. S.p.a. Tiscover AG.
Tanto per saperlo Tiscover è una società Austriaca specializzata in portali per il turismo.
L’appalto aveva, alla data di aggiudicazione, il valore di Euro 7.850.040 (iva esclusa) per la fornitura di una infrastruttura che prevedesse le tecnologie necessarie tipiche di un portale di booking.
Ecco. Già quasi 10 milioni di euro per un prodotto che tutto sommato Tiscover già possiede (basta andare a vedere su www.tiscover.it ) mi sembra un’enormità.
Ma anche ammettendo che questo prezzo sia giusto, ipotizziamo, chessò, tre quattro milioni di hardware, via facciamo 10. E siamo a 20. Ne mancano 25. Mettiamo su una redazione e un pò di tecnici che seguano il tutto. Mah. con 25 milioni di euro ci mantengo una società da 25 persone per un bel pò di anni.
Ma facciamo finta che i soldi servano - siano serviti.
Il dramma vero, o meglio il dramma più ignorantemente indigeribile, è che il suddetto portale, della cui utilità si potrebbe peraltro disquisire, ancora non si vede all’orizzonte.
E allora sapete che vi dico?
Fanculo.
[che di per sè è volgare, ma mi sembra più volgare buttare nel cesso 45 milioni di euro. nostri.]
Già. Esperimenti.
Nasce un nuovo blog. E’ quel che si suol dire un blog - para - commerciale. Nel senso che è uno strumento di web.marketing di MillenniumStorm.
Per chi non lo sapesse MillenniumStorm produce e distribuisce dvd. Film, Cartoni Animati, Documentari etc.
Su mia idea è stato creato un video-blog [siamo all’avanguardia eh] sperimentale, che curerò personalmente.
Principalmente nel blog sarà possibile trovare trailer, spezzoni, teaser di film vecchi e nuovi prodotti e distribuiti da Millennium. Non sarà però solo una vetrina, almeno nelle intenzioni: abbandonando un pò il classico linguaggio “promozionale”, che vuole che tutto sia strepitoso e sensazionale, ci sarà spazio per pensieri in libertà, consigli, autoironia.
Che dire.
Speriamo che vi piaccia. A me l’idea è piaciuta - sarebbe strano il contrario visto che l’idea è mia
ah.il link. KStorm - VideoBlog!
E’ venerdì…
altra settimana passata, fra gioie e dolori (più le prime che i secondi, per fortuna)
Vi lascio con uno dei tanti orrori prodotti dai servizi di traduzione automatica che pullulano nel web:
Con giudizio da 12 maggio che 1998 la corte regionale Amburgo hanno deciso, dal rendimento della a a sinistra del soddisfare della parte di sinistra se necessario anche rispondere a per ha.
A parte il rispondere “a” per “ha”, che per inciso mi sembra un buon inizio per uscire da questa società basata sull’avere e non sull’essere, è commovente che persino la corte di Amburgo sia preoccupata del rendimento della sinistra.
Pure io. Mi preoccupo, intendo. E sono disposto anche a rispondere a per ha.
ps
nel testo originale immagino si parlasse di link
Stavo sfogliando le “virgolette” (citazioni sparse e spesso imperdibili da e verso il mondo informatico) che ogni giorno Punto Informatico manda alla mia beneamata casella di posta; beh, improvvisamente me ne salta all’occhio una particolarmente significativa:
“abbiamo una conferenza su Videogiochi e Parallasse sociale”
(Qui, Quo e Qua - da “Paperino e i video-invasori” - 1984)
Ricordo benissimo la storia da cui la citazione è tratta, tanto più che l’ho ripresa in mano non più di qualche giorno fa. Ricordo che ai tempi della prima lettura avevo a malapena 10 anni, il mio primo computer vero in casa (leggasi Vic20, tramutatosi rapidamente in C64), e una voglia pazza di diventare “creatore” di videogame.
Erano tempi in cui i giochi li produceva dall’inizio alla fine un programmatore solo, al limite con l’ausilio di un grafico e/o un compositore di musichette.
Si aveva a che fare con macchine il cui stato temporaneo di memoria poteva essere globalmente trascritto su un foglio, senza neanche troppa pena.
L’impresa eroica era riuscire a far entrare un intero mondo in quella manciata di byte. Lo spazio infinito, catacombe atzeche, alieni baffuti, percorsi automobilistici, improbabili lottatori di karate, compressi fino allo spasmo.
Si arrivò, soprattutto per il c64, a livelli davvero incredibili. Turrican era una gioia per gli occhi, una scarica di adrenalina continua, con i suoi sprite animati, gli sfondi che si muovevano in parallasse, lo scrolling multidirezionale.
Poi, d’improvviso, come svegliandosi da un bel sogno, l’epoca d’oro del creatore solitario di videogame svanì. Lasciò il posto all’epoca dell’organizzazione aziendale, dei grandi progetti, dei computer sempre più potenti, delle produzioni miliardarie, del grande business.
Sparirono in buona parte le grandi idee, i produttori di hardware chiedevano alle case di produzione di videogame di trainare verso l’alto il mercato, altrimenti fermo al palo.
Sempre più memoria, più velocità, schede 3d, audio 7.1, rendering 3d in tempo reale…
Le macchine che abbiamo oggi tra le mani erano pura fantascienza solo 20 anni fa.
In compenso non sogno più di fare lo sviluppatore di videogame.
baf, vado a leggere una storia di Paperino, forse è meglio.
nanna.
Si fa un gran vociferare, soprattutto negli ultimi giorni, dell’ipotetico imminente passaggio di Google dalla consolidata tecnologia PageRank (che sostanzialmente valuta come fondamentale la link-popularity) al TrustRank, “nuova” tecnologia che si prefigge di risolvere i problemi di webspan, che a ondate periodiche investono i database di Google.
Dunque, lasciando ai più accademici una accurata lettura di questo documento stilato dai ricercatori della Stanford University, occupiamoci per un attimo della componente che, a mio avviso, risulta davvero interessante nella definizione -semplificata- di TrustRanking: quella della valutazione umana.
Sostanzialmente il TrustRanking si divide in tre fasi:
- identificazione automatica di un campione (circa 200 secondo il documento tecnico) di websites significativi
- valutazione da parte di un esperto umano dei siti campione, e assegnamento di un livello di Trust (fiducia) agli stessi
- crawling della struttura link che si dipana e che porta al campione di siti “trusted”, onde generare il TrustRank di “tutto” il web
Per la prima volta Google si affida dunque ad un intervento umano, non saltuario o dettato dalle necessità, ma sistematico, inserito nel processo stesso di generazione del ranking. Non bastano più dunque i processi automatici a salvarci dallo spam, o perlomeno la ricerca e la costruzione di software in grado di riconoscere, classificare e scartare i siti che usano “trucchetti” pur di convogliare traffico sulle proprie pagine sono diventate talmente costose che diventa necessario fare “un passo indietro”, reintrodurre, seppur in maniera “soft” e razionalizzata, l’intervento umano.
Interessante notare che in questo trend di “re-umanizzazione” dell’aiuto alla navigazione, Google non è solo: gran successo sta ottenendo il progetto StumbleUpon, una sorta di P2P del trusted-link, una comunità che conta più di 200000 “Stumblers”, che di continuo costruiscono fra loro reti di “fiducia”, consigliandosi a vicenda siti da visitare, in base a interessi e sensibilità comuni.
Dunque “umanizzazione” dell’aiuto alla navigazione non come “umanizzazione” dell’interfaccia, introdotta anni fa sulla rete da alcuni progetti come Ask Jevees, per cui sembrava fondamentale che il motore di ricerca fosse in grado di accettare domande e ricerche in “linguaggio naturale”: sono i risultati a dover apparire come ragionevoli e corrispondenti il più possibile a criteri “umani”, è questa la vera chiave, la strada che sembra Google - e quindi tutti gli altri - voglia intraprendere.
Funzionerà? Ci restituirà un web migliore? Non rimane che fidarsi, e attendere.
Ok.
Già il comparto IT italiano - e europeo - è alla frutta, con una “mobilità” del personale allucinante, garanzie zero, ricerca e sviluppo inesistenti, salari da terzo mondo, ci si mette persino la Confindustria a dar ragione a chi vuole i brevetti software in europa.
Così fra qualche tempo le piccole e medie aziende IT avranno una scusa in più per pagare meno gli sviluppatori e gli analisti: “Eh, sai per questo software abbiamo dovuto pagare la licenza per l’utilizzo dei campi di testo, delle label, delle barre di scorrimento e dei link! Però adesso possiamo brevettarlo!”.
Fuck!
Bisognerebbe andare tutti qui.
Mattina uggiosa, giornata che si prevede frenetica e densa, nonché vagamente delirante.
Capita allora che prima di mettersi a lavorare si clicchi su quell’iconcina malefica che recita “Stumble!” .
Per chi non lo sapesse Stumble è una sorta di enorme Bookmark list condivisa, e cliccando sull’icona sopracitata si viene catapultati su un qualsiasi sito, bookmarkato da un qualsiasi utente che abbia un profilo simile al nostro.
Così, si diceva, sono capitato su questo sito http://turbulence.org/spotlight/thinking/.
Niente più che un gioco di scacchi, dotato di intelligenza artificiale; la questione diventa affascinante in quanto questo “giochino” ha il merito di portare allo scoperto i “ragionamenti” che il computer fa prima di decidere la mossa da compiere.
E’ quasi inquietante vedere la scacchiera riempirsi di una moltitudine di linee colorate, dense e fitte, intravedere i percorsi che “il pensiero” - che altro non è se non esplorazione limitata delle possibilità - del computer batte e ribatte nervosamente.
Da provare. A me ha rovinato la mattina
“la filosofia è imitazione di dio omoiôsis theô, per quanto ciò è possibile all’uomo”
Ammonio di Ermia V secolo
Parte I - Informatica come Scienza Umanistica
L’informatica, si dice, è una scienza relativamente giovane.
Philippe Dreyfus utilizzò per primo il termine “informatique” nel 1962, contraendo in un’unica parola “informazione automatica”, o meglio, “trattamento automatico dell’informazione”.
Di per se “informazione” è un concetto più che vago, esteso.
Stando a Von Neumannn e Shannon, informazione ed entropia sono strettamente legati, tanto che lo stesso Shannon dichiara: «La mia più grande preoccupazione era come chiamarla. Pensavo di chiamarla informazione, ma la parola era fin troppo usata, così decisi di chiamarla incertezza. Quando discussi della cosa con John Von Neumann, lui ebbe un’idea migliore. Mi disse che avrei dovuto chiamarla entropia, per due motivi: “Innanzitutto, la tua funzione d’incertezza è già nota nella meccanica statistica con quel nome. In secondo luogo, e più significativamente, nessuno sa cosa sia con certezza l’entropia, così in una discussione sarai sempre in vantaggio”»